Archive for the ‘ Trash! ’ Category

Chi sta parlando? Ovvero: i migliori e i peggiori dialoghi deliranti di Al di ispirazione Mooriana parte I

Prendiamola come sempre larghissima. Ogni artista ha la sua musa. Un’errata concezione è che l’artista la musa la conosca, la veda, l’abbia ben presente e ci pensi ogni volta che cerca di creare qualcosa. Old style. Io la mia musa ce l’ho online e si chiama, lo avrete capito, Betty Moore. Allora ecco come funziona, io leggo un suo post (sììììì, uno di quelli acidissimi dove spara merda su tutti e tutti dite che è una stronza, esatto!, è una stronza che scrive proprio bene e a me fa tanto ridere, punto ebbasta!, quindi scrivo) e, spesso, se il mio cervello non è consumato, scrivo un delirio di dialoghi sui personaggi e le situazioni da lei descritti che lascio come commento al post.
Diciamolo, mi sento un parassita. Per questo cercherò di dare a Betty ciò che è di Betty, sempre. Insomma, ecco la novità: i miei dialoghi ora saranno qui, nel mio blog, linkati dalla pagina dei suoi commenti e linkanti la stessa (ovvero, leggete il suo post e io ho scritto un dialogo? Trovate il link nei commenti. Volete leggere un mio dialogo di ispirazione Mooriana? Prima vi leggete il suo post, linkato in testa al mio, e poi tornate al dialogo, che altrimenti risulta incomprensibile).

Potrà anche capitare che i dialoghi invece si ispirino ad altro, ovviamente. Sarà mia premura indicarvi la fonte, state tranquilli.

Ok. Qui, come inaugurazione, vado a mettervi l’ultimo dei dialoghi da me scritto.

Il post è di oggi-oggi, parla di Bruno Vespa, Dio, angeli custodi ed esorcismo, e si intitola Procol Harum, Zovirax, Platinum Collection, Sandeibladisàndei!.

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In Egitto costruivano piramidi. A Pozzuoli girano film.

Immaginate di essere in camera vostra. Guardatela, la riconoscete? Ah! Fregati! Era solo un fondale blu colorato al computer, con la tecnica che in gergo si chiama chroma key e che nell’opera d’arte che mi appresto a recensire e’ stata leggermente abusata, come quando viene usata per mettere come sfondo a un dialogo un semplice e banale muro di mattoni. Ma andiamo con ordine e facciamo partire la sigla.

I mille nomi di Sufi'

Ceci n'est pas une autocélébration.

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