Mamma voglio fare il buttafuori

Salve a tutti… come va? A me bene. Sì, bene. Esco con una ragazza… sì, sì, inaspettato. Siamo usciti già quattro volte e le cose vanno bene. E le cose vanno davvero bene. Davvero, davvero bene. Tra lei e il suo fidanzato, intendo. Sono felice. Per lei. Per me un po’ meno. Ma non si può essere tutti felici. Lei è fidanzata, usciamo insieme… è come se fossimo fidanzati io e lei, no? No. Ciononostante quando usciamo ci scambiano per una coppietta. Abbiamo quegli atteggiamenti tipici di chi sta insieme, poi io mi diverto molto ad aggiungere i giusti avverbi nelle frasi che dico. Non potete immaginare quanto la gente faccia attenzione agli avverbi. Ad esempio: abbiamo cenato insieme due volte, in due ristoranti diversi e lei non beve caffè dopo cena, ok? Ecco, io l’ho scoperto la prima sera. Così la seconda, quando la cameriera chiede “Prendete un caffè?”, io rispondo “No, lei non prende mai il caffè”. In quel mai, la gente ci legge quello che vuole. L’ho anche detto con la faccia di uno che abbia smesso, negli anni, di lottare per farle bere un caffè. Con l’occhio spento, come dire “Lascia stare, è una battaglia persa”. Se io rispondessi “No, lei non prende il caffè”, crederebbero solo che ci conosciamo o che è la seconda volta che usciamo insieme. Ovvero crederebbero la verità. Sì, ma ora non giudicatemi, ok? Non la porto in giro per fingere che sia la mia ragazza. È che se non facciamo la coppietta, ogni due minuti qualche troglodita le si avvicina e ci prova. Come ieri sera. Ieri sera è stato il peggio.
Avete presente l’evoluzione dell’uomo negli ultimi uno o due milioni di anni? Sapete, qualche vostro antenato ha smesso di convincere le ragazze ad uscire con lui agitando una clava o percuotendo i concorrenti. Ecco, qualcuno della generazione precedente si aggira ancora tra noi. Ieri sera passo a prendere la mia amica come sempre dopo il lavoro, ma decidiamo che non ci comportiamo da coppia, magari qualcuno poi ci vede e fraintende, poi riferisce al ragazzo e si creano casini. Ecco, allora da amici entriamo in un locale dove nessuno dei due era mai stato. Facciamo due passi -giuro: due passi- e il buttafuori la ferma. Immagino che si conoscano, perché comincia con una routine di domande classiche “Ah, allora, come va il lavoro in quel bar? Tutto bene?”, lei risponde che quella era l’ultima sera del suo contratto e che si ritrovava disoccupata.
“Ah, ho io un numero da chiamare, se vuoi lavorare in questo locale, fra l’altro piacere, Gabri.”
Ora, io non è che ho il sesto, ma degli stronzi di solito sento l’odore. Insomma ci sediamo comunque nel locale e ordiniamo da bere. Ce lo portano e, credo, sei secondi dopo ritorna il buttafuori. Ha in mano un cartoncino su cui ha scritto il numero di telefono. Quello per il lavoro, immagino.
“Ecco, tieni. Però non posso sempre rispondere, poi spesso sono a Londra, o in Germania, allora cambio numero. Quindi devo usare facebook. Sì, anche io lo odio, ma altrimenti non mi possono trovare quando sono all’estero.”
Un momento. In dieci secondi quest’uomo ha totalizzato più scorrettezze di quante io riesca a compierne in un’intera sera. Prima di tutto: il numero è il suo? Com’è possibile, se fosse il contatto, il lavoro glielo potrebbe trovare subito, altrimenti, allora, a cosa servirebbe chiamarlo? Se lo chiama, lui fa due passi in avanti e parla al capo? Poi perché deve dirci che è spesso a Londra o in Germania? Nessuno sta pensando di cercarlo. Ah, ma vuole che la mia amica lo aggiunga in facebook. Che odia. Anche lui. Anche? Noi non abbiamo detto niente. Sta usando luoghi comuni e per di più in maniera ipocrita! E poi chi lo cerca quando va all’estero? Ecco, la risposta arriva presto, perché la mia amica commette l’errore di parlargli.
“Ah, quindi sei un buttafuori internazionale?”
“No, buttafuori suona male. Io sono la guardia del corpo di un arabo.”
Ma cosa sta dicendo? Un arabo? E perché fa il buttafuori, allora?
Continua, “Solo che questo posto ormai sono cinque anni che mi chiama in estate, quindi vengo per amicizia.”
Non per amicizia dei clienti, sicuramente.
Ma non si ferma “Le mie amiche mi chiamano per farmi picchiare i ragazzi che alzano loro le mani”.
La mia amica risponde “Per i maniaci ci vorrebbe la pena di morte”
“No, la pena di morte è ingiusta,” dice il cavernicolo, mostrando un’incredibile fondo umanistico, “bisogna torturarli.”
Ok, ritiro il fondo umanistico.
“Addirittura?”
“Sì, tu non puoi immaginare quanti modi ci sono per fare del male a una persona”
No, ma immagino che lui li conosca tutti e che parlarci fino alla noia sia uno di questi.
“Una sera in discoteca ho conosciuto una ragazza di diciassette anni”, ma chi gliel’ha chiesto, mi domando “e le chiedo ‘Come mai non hai il ragazzo?’, lei mi risponde ‘I ragazzi non mi piacciono, io sono lesbica’, io la guardo di traverso e dico ‘Tu, lesbica? Ma va… a parte che hai diciassette anni e a quell’età siete tutte lesbiche, è una fase di transizione’…” oddio, ora abbiamo anche il primo capitolo di Psicologia per Ritardati, dove ha studiato Freud, in sauna dopo la palestra? “Allora lei mi spiega che è diventata lesbica perché tra i nove e i tredici anni è stata stuprata da un ragazzo… sono andato a cercarlo, quando l’ho trovato l’ho preso, l’ho legato alla sedia… cioè, gli ho legato le gambe alla sedia… anche le braccia”, fa così tante pause che è evidente che sta inventando, oppure ha delle difficoltà a ricordare la pagina del Manuale delle Giovani Marmotte dove ha letto di questa tecnica, “e gli ho spaccato tutte le dita con un martello”, ah be’, giustizia è fatta. Meno male che abbiamo incontrato il giustiziere del privé, ma non ha ancora finito. “E guardate che non mi ha mica denunciato. No, no. Anzi, quando mi vede in giro, che cammina ancora un po’ storto”, e qui ci imita una camminata a metà tra un autistico e uno struzzo dopo un’insolazione, “tiene gli occhi bassi e mi porta rispetto. No, perché sai, tu devi aspettare, non devi picchiarli subito… altrimenti capiscono chi ti manda… però alla fine gli dici ‘E questo è per ricordarti che le donne non si toccano’, così resta lì e ti guarda senza capire. No, perché voglio dire, tra i nove e i tredici anni è disgustoso… no, è stupro anche se una donna ha quarant’anni e non vuole”, toh, dall’aula di psicologia siamo passati a quella di diritto, senza rendercene conto, “però è diverso. Poi magari la donna dice ‘No, non farlo’, ma è un gioco, poi gli schiaffi sul culo, ci stanno…”, certo, certo, questo è sul Galateo, se ricordo bene, “però a una bambina, no.”
A questo punto i nostri sguardi sono smarriti. Voglio dire, per la mia amica probabilmente è solo il classico gorilla che prova a giocarsi le sue carte, eppure già fatica a credere a ciò che sta succedendo. Per me è leggermente diverso, mi sento come se mi avessero stuprato il cervello. Chissà chi devo mandare per picchiarlo, in un caso del genere. Il buttafuori si scusa dicendo “Eh, sapete, io sono italiano, sono spigliato…”, trascurando il fatto che anche noi siamo entrambi italiani, ma non per questo andiamo in giro pubblicizzando dei falsi metodi di giustizia sommaria. Soprattutto a sconosciuti. Che non ti hanno fatto niente.
Fortunatamente, viste le nostre facce, ci rinuncia e se ne va. Poco dopo ci raggiunge una ragazza che conosce la mia amica e che ci spiega che il suo dilemma è se starci o meno con un buttafuori che ci sta provando con lei da due giorni. Chissà di chi sta parlando? Ovviamente parte il carosello di battute e la mia amica si preoccupa anche di dissuaderla dall’andarci a letto. Dunque, quest’altra ragazza sembra non brillare estremamente, forse a causa di qualche drink, quindi alterna frasi come “Ma è carino…” ad altre del tipo “Ma io l’avevo capito subito che era un coglione arrogante…”. Poi ci racconta gli aneddoti con i quali ha provato a stupirla: a quanto pare quello che noi avevamo preso per un semplice coglione, in passato aveva spacciato cocaina. In Sicilia. Per due famiglie. Forse era il tramite. Ma, stando a quel che dice, lui la cocaina alla fine neanche la vedeva. Probabilmente lavorava al Call Center, prendeva le ordinazioni. Come al McDrive. “Mi dà due etti di coca?” “Patatine?” “No, grazie, prendo solo una Sprite Zero da mezzo litro” “Ok, sportello in fondo”. Ma ovviamente anche la sua vena di giustiziere è stata usata come argomento contro la nostra povera e confusa amica. Infatti a lei ha raccontato di aver riempito di botte un ragazzo che aveva toccato la sua fidanzata. Ecco, detta così potrebbe sembrare reale. Ma avendo noi trovato l’unico gorilla con senso artistico sfuggito ai circhi, sappiamo cosa aspettarci: avrebbe picchiato il malcapitato così forte da fargli cadere un occhio e la mascella. Ora, a meno che non abbia picchiato Mr Potato di Toy Story, la cosa suona leggermente ridicola.
Alla fine di questi racconti, la disgraziata ha ancora il coraggio di chiederci “Dai, datemi un pro e e un contro su quello, così decido.”
Rispondo io, perché non ce la faccio più “Ora, ammetterai che se da un’ora stiamo facendo battute su di lui, sarà difficile che troviamo un pro, no?”.
“Dai, qualcosa…”
“Senti, il meglio a cui io possa pensare è che forse ha un quoziente intellettivo maggiore di ventisette. Il che lo rende superiore ad alcune, ma non tutte, le specie di scarafaggi. Ecco, non so se sia un grande pregio.”

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    • elfofemmina
    • 14 marzo 2010

    Al, dovresti sentirti onorato! Hai finalmente conosciuto di persona un maschio alpha! l’unica cosa di cui puoi rammaricarti è che questi non ha riconosciuto in te un altro maschio alpha e ha deciso di provarci ugualmente con la tua amica.

    • Guido
    • 15 marzo 2010

    Bellissimo. L’unica domanda che mi viene in mente è: ma il buttafuori, invece che provarci con le donne, non dovrebbe stare a fare il suo lavoro?

    • cristina
    • 15 marzo 2010

    Io venerdì ne ho conosciuto uno psicologo. In un locale in cui si stava esibendo una System of a down tribute band (quindi si può facilmente immaginare il pubblico) lui ha pizzicato proprio me, intenta a rilassarmi fuori con una sigaretta, dicendomi che le mie unghie smaltate di nero (eh si, ero proprio l’unica lì dentro) rivelavano un profondo malessere. Perchè quando ci vestiamo vogliamo sempre comunicare agli altri le nostre emozioni e i nostri sentimenti. E farti i cazzi tuoi, no?

    • beatexplosion
    • 15 marzo 2010

    Il caffè dopo cena io lo prendo, sempre. Piacere d’averti letto ;)

    • kintyre
    • 21 marzo 2010

    “Chissà chi devo mandare per picchiarlo in un caso del genere” mi ha fatto tanto ridere :D

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  2. That holiday season is from a grapefruit. However, there are two possible causes.
    These wine racks hold the bottles in your rack.

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