Post-Sanremo post – Dovrebbero vendere le magliette “Io c’ero e sono sopravvissuto”

È finito.
È come uno di quegli incubi dove ti senti intrappolato e quando ti svegli ancora credi di esserci dentro. Ma bastano pochi secondi per capire che no, non esiste più. Soprattutto le canzoni, ecco, quelle sappiamo tutti con certezza che non le sentiremo più.

Io quest’anno il festival l’ho seguito tutto. A parte un’ora e mezza mercoledì, per la precisione. L’ho fatto solo perché in tempo reale lo commentavo sul forum delle malvestite assieme agli altri iscritti. Altrimenti avrei scelto qualcosa di meglio, che so, avrei abbracciato Scientology. L’ho seguito dal primo istante, con la vocina irritante di Laurenti, e il mio unico pensiero e’ stato “ommioddio è di nuovo quello dell’anno scorso, allora i buchi neri esistono”, il numero noiosissimo delle immagini di cui indovinare il senso (avete presente? Bonolis mostra un’immagine palesemente fuorviante e Laurenti cerca di attribuirle un significato: la prima immagine era un bambino che cagava sul cesso, la seconda un bambino che mostrava il suo corredo genitale a delle bambine in una tinozza e la terza un altro bambino che voleva dare da mangiare a due canguri che si ingroppavano. Temevo che nell’ultima foto ci sarebbero stati i ruoli invertiti), e l’entrata della Clerici sull’astronave. Da lì in poi il mio encefalogramma è stato piatto con alcuni picchi coincidenti con i momenti di peggio bruttura della manifestazione. Questo si traduce in due vantaggi:

  • non ricordo tutto: questo post non sarà chilometrico
  • ricordo solo il peggio: questo post sarà un documento di quanto in basso possa cadere la razza umana.


Direi che possiamo liberamente suddividere i temi in tre categorie. Antonella Clerici, gli ospiti e i concorrenti.

Antonella Clerici che ormai mi piace chiamare Zia Anto, da tanto che hanno fatto per farla diventare una nostra amica, ha condotto il festival per le famiglie, quello delle lacrimucce e dell’amore universale. E che palle! Ogni intervista a un’ospite femminile che avesse già partorito doveva per forza cadere sull’argomento figli e famiglia. Anche per parlare di Morgano e della sua storiaccia, zia Anto riesce a sfoderare un clamoroso “la mia droga è la mia famiglia. È il mio lavoro. È un caffe macchiato caldo la mattina”: ma basta! Salvo poi leggere l’incomprensibile testo della canzone esclusa su delle struggenti note di pianoforte. Come in una qualsiasi diretta di un qualsiasi conduttore, la Clerici fa qualche sbaglio e si inceppa, dice qualche frasetta che non sta in piedi. Il tutto sarebbe sopportabile, se solo lei non dovesse continuamente giustificarsi con frasi come “eh, la terza sera, sono un po’ stanca anche io” o “sono molto emozionata con tutto questo pubblico”, eccetera. E già che ci siamo, parliamo anche di quanto sia stato patetico chiamare due o tre volte l’applauso (“be’, qui ci sta l’applauso, no? E dai, applaudite!” Ma che cazzo vuoi? Lasciami dormire doveva essere il pensiero più frequente in platea). E poi una conduzione mista di marchette (riesce in tre minuti tre a promuovere tre nuovi programmi rai), cazzeggiamenti vari col direttore d’orchestra e il pezzo lì, come si chiama, settimo lungo o qualcosa che suona comunque come una qualità di caffe’ Nespresso, un buonismo insopportabile e dei tragici momenti Educational per riempire i momenti di vuoto (“Sapete, ieri mi hanno spiegato cosa è il clic” “Ma cos’è la differenza tra tromba e trombone?” “Ma voi siete la giuria demoscopica? Avete fame? Non potete uscire? Neanche per il bagno? Ma il signore incontinente coi problemi alla prostata allora sta spisciacchiando sulla poltrona? Qualcuno si sta cagando addosso?” “Ma c’è un computer che conta i voti? Cosa c’è dentro? Poi c’è lo squillo di tromba?”). Il risultato è stato lisergico, di tanto in tanto ero allucinato e la Clerici mi sembrava alata. Complici anche i vestiti psichedelici (soprattutto la quarta sera, quanti di noi si sono chiesti se quell’anaconda che aveva inghiottito la Clerici sarebbe riuscito a digerirla prima della fine del festival?) e quelle varie cagate come la direzione d’orchestra che finisce male o le maledette strafottute tagliatelle di nonna Pina, potessero farle venire il cagotto le prossime che si mangia. Infine, la Clerici fa suo marchio di fabbrica la locuzione “a sorpresa”, che credo usi anche quando finisce la carta igienica in bagno o inizia a bollire l’acqua del tè: la usa a sproposito per qualsiasi verdetto, salvo quelli che accoglie con dei roboanti “NO!” perché delusa dall’esclusione di questo o quel talento della musica italiana. Credo che un buon marionettista e il cadavere di Mike Bongiorno avrebbero fatto di meglio.

Gli ospiti, diretti riflessi della conduzione illuminata, snocciolano una serie di interviste e esibizioni da minimo sindacale. Cassano parla di cazzate, con quell’aria “sono un cazzone, mi spiace”, e lo fa in continuazione, per non so quante decine di minuti, a me sembravano troppe. Mi son perso Rania di Giordania. La Lopez canta in apparente playback un supermedley che neanche a Buona Domenica con Lippi e Smaila e subisce un’intervista fatta di banalità inaudite come “dove sta la bellezza di una donna?” o “ma tu fai tanta palestra?” che credo si sia annoiata anche lei. Michelle Rodriguez, che tu passi mezz’ora a spiegare che interpretava un personaggio secondario di Avatar e uno che muore in due puntate circa in Lost, è costretta a parlare con un puffo Chernobyl sul videowall che dovrebbe essere l’Avatar della Clerici (che nel frattempo si e’ messa nella bara di Avatar come la chiama lei) e che ha degli evidenti problemi col sync labiale (e l’imbarazzo della Rodriguez è palese quando si guarda in giro spaurita). Mary J Blige che oltre a non sentirsi mai pronunciare giusto il nome, deve anche subire in parte le stesse domande fatte a J Lo. I tre operai della FIAT portati da Costanzo in un tentativo di pseudo giornalismo che poi altro non è che una parruccata demagogica contentino per chi non mangia. Emilio Solfrizzi che con la coreografia finto Bollywood forse produrrà l’unico effetto positivo del festival, quello di vedere l’India sganciare un’atomica su Sanremo, per vendicare l’offesa. La Cuccarini vestita con una chitarra prima e come un uovo di Pasqua rotto dopo. I terrificanti bambini/ragazzi di Ti Lascio una Canzone, che cantano, poverini nella stessa serata dove è stato ricordato Michael Jackson (da tre ballerini di cui uno costretto a fare il moonwalk a comando): non so voi, ma bambini e Michael Jackson non dovrebbero mai stare nella stessa serata, a meno che non si stia lanciando una frecciatina. E, dulcis in fundo, vorrei parlare della povera Nilla Pizzi. A me dispiace per lei e in nessun modo ce l’ho con una povera novantunenne in piena demenza senile e/o Alzheimer. Vorrei sapere chi è l’autore tanto cinico o stronzo da mandare la versione femminile dell’ammiraglio Benson a farfugliare frasi incomprensibili sul palco dell’Ariston. Sembrava un terrificante esperimento scientifico:

il soggetto Adionilla Pizzi non riesce piu’ a sostenere una conversazione, ma datele il testo di una canzone e riuscira’ a eseguirla con una voce perfetta.

I concorrenti non li descrivero’ tutti fino in fondo. E’ un lusso che non si meritano. Mi limito a parlare del vincitore, dei vincitori morali e di qualche incredibile performance. Cominciando da quest’ultima categoria, possiamo citare Nino D’Angelo che la prima sera leggeva tutta la canzone dal gobbo, oppure gli era apparsa la Madonna, dato che non guardava la telecamera, ma sempre un attimo sopra (e non guardava nient’altro), Cutugno che quando non cantava ad occhi chiusi svelava uno sguardo truce e assassino che neanche Totò Schillaci quando disse “ti faccio sparare” e cantava con un rimasuglio di voce trovato in una vecchia cassetta di Domenica In, o Povia, al quale è venuto questo tremendo vizio di mimare ogni cazzo di parola del testo, con gesti che lo fanno sembrare il telegiornale per sordomuti, solo la versione stupida. Poi c’era il lato trasgressivo-politico-sinistroide di protesta del festival, composto da Fabrizio Moro e Simone Cristicchi. Il primo di colpo e’ diventato il giovane alternativo misto tra Manu Chao e Kurt Cobain (e si esibisce con i Jarabe de Palo e Dj Jad, per la rivisitazione), canta che sembra il festival dell’unita’ e dice… oddio cosa dice? Non lo ricordo, qualche cagata gia’ detta, mi pare. Il secondo, Cristicchi, questa volta porta un testo che trasuda Frankie Hi NRG MC (il Di Gesu’ degli autori) da ogni riga, carino, eh, ma c’e’ sempre da chiedersi a cosa dovrebbe servire far recitare in burletta un testo di satira politica con richiami a caso al Papa passato (che per carità, meriterebbe di peggio, non solo una piccola citazione) o a Berlusconi; lato comico fra l’altro è quello musicale, una cosa alla Caparezza con violini alla Toxic di Britney Spears. Ecco, ora i vincitori. Partiamo con il premio della critica Malika Ayane, tanto brava che la sua esclusione scatena la rivolta degli orchestrali, creando un clima (va bene, probabilmente pianificato a tavolino, ma) surreale a tal punto da farmi piegare in due sul divano in preda a convulsioni e risate isteriche. E la sapete una cosa? A me ‘ste voci tutte uguali hanno rotto il cazzo e soprattutto questa mania di far gorgogliare le o e le a diventando di colpo una specie di sciacquone rotto non la reggo più. Ma perché il modo in cui pronuncia le parole cambia da quando parla a quando canta? Non abbellisce per niente la sua pronuncia. Occazzo basta eh. Sembra un’accozzaglia di imitazioni della Cortellesi. Poi il vincitore della categoria giovani (ehi, lo sapevate che quest’anno era un festival per giovani? L’ha detto zia Anto), Tony Maiello, una copia all’amatriciana di Justin Timberlake, con una carica di tizianoferritudine da far rabbrividire. Ne ho già parlato nel vecchio post, quindi non mi dilungherei, non fosse che il poveretto si è presentato all’ultima sera indossando la giacca di un croupier del Casinò di Sanremo e viene costantemente chiamato “geometra mancato”, che mi pare davvero ridicolo. C’è anche il vincitore dei vincitori, Valerio Scanu, che conferma che la finale di Amici ha lo scopo di dichiarare il vincitore di Sanremo e allora tanto vale che ‘ste cinque serate super chiffon non ce le guardiamo neanche. Secondo alcune malelingue, Scanu avrebbe perso l’opportunità per un fantastico coming out, ma non so di quale lato nascosto parlino, mi sono perso qualcosa. Mi sarei perso volentieri anche le mise delle prime due sere, a dir la verità. Ma ecco, lasciate che io spezzi finalmente una lancia a favore dei veri vincitori. E non parlo di stupide vittorie morali. Io sono convinto che loro avrebbero vinto, in un clima di democrazia aperto al dialogo. Ho persino dei sospetti sulla regolarità del televoto, perché mi pare impossibile che Pupo, Emanuele Filiberto di Savoia (vogliamo smettere di usare Emanuele Filiberto e basta?) e il tenore Luca Canonici con la loro splendida Italia Amore Mio non abbiano vinto.

Rinominati il Trio Merda dall’utente fedeverza del sopracitato forum, hanno cavalcato la loro stessa immoralità fino alla finalissima. Pupo (sulla cui vita presto potremmo vedere un film, sempre che Gary Coleman accetti di interpretarlo) cerca di rilanciarsi con il pezzo più discusso della Storia (e io me lo vedo, disteso nudo su un tavolo verde chiamare il suo agente e dire “Ti prego ho bisogno di pubblicità, così mi gioco anche quella” e sentirsi rispondere “Quanto in basso sei disposto a cadere?”, controbattendo “È possibile più di così?”, sì) e dimentica nel pianoforte scenico la voce. Emanuele Filiberto di Savoia, EmyPhil per gli amici, ma anche EmyPhil per me che lo detesto, scrive una puttanata che spaccia per lettera d’amore all’Italia, dove sostanzialmente sembra dire “ehi io volevo tornare, cattivoni, a me l’Italia piace e poi mi sembra che non se la passi tanto bene… che ne dite? Monarchia nel weekend?” e va pure su un palco a cantarla con la sua vociaccia da laringofono scarico e l’aria da “Mo vi insegno io come si canta”. Infine Luca Canonici, uno di quei tenori di scarso livello che vedresti bene a cantare O’ Sole Mio in una pizzeria per turisti a Little Italy (che so, la pizzeria potrebbe benissimo chiamarsi Italia Amore Mio o Pizza Amore). Da soli non ce l’avrebbero fatta, infatti chiamano il principe degli arroganti, mister “faccio così perché così si vince” Lippi, che lascia cadere apprezzamenti contro il regolamento, infila il ricordo toccante e si ascolta beato la canzone modificata con la strofetta ammiccante ai mondiali di calcio, a Cannavaro, a Berlino e all’orgoglio di essere italiani. Orgoglio che può, secondo Pupo, EmyPhil e il Tenore da pizzeria, nascere solamente dalla vittoria dei mondiali di calcio: diciamoci pure che la cucina e i monumenti avevano rotto il cazzo e che di altre cose ci si vanta poco e malvolentieri. Ho sentito quella canzone cinque sere di fila, oggi non la sentirò e già mi manca un po’, perché Tenore Pizza Amore che canta Somewhere Over The Rainbow togliendo le parole e dicendo solo “laaaa laaaa lalala la laaa laaaa” (ve n’eravate già accorti, vero?), EmyPhil e Pupo che si guardano dolci dolci uno accanto all’altro, e i fischi e la Clerici che annuncia il pezzo sempre come quello più discusso eccetera, eccetera, ormai mi erano entrati nel cuore. Poi è stata un’ingiustizia, lo stesso popolo vile che aveva salvato il Trio Merda dall’eliminazione borghese demoscopica della prima serata, gli ha voltato le spalle, probabilmente sotto lo sguardo di qualche vicino bolscevico, votando un ragazzetto. Peccato, perché dopo il primo ripescaggio, mi ero ormai convinto che in Italia, con il giusto televoto, si potesse far tornare la monarchia.

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    • fedeverza
    • 21 febbraio 2010

    Bel pezzo! Mi hai fatto rivivere quei momenti, grazie.

    • danï
    • 21 febbraio 2010

    mi son piaciute specialmente ‘le cinque serate chiffon’, ma in realtà tutto, credo ch se dovssi spiegare a un ignaro sanremo potrei citarti in toto.

    • Mauro
    • 21 febbraio 2010

    concordo quasi su tutto (ma un momento alto potevi pure trovarlo…)
    su una cosa no: Canonici è un tenore di primissimo piano

    • danï
    • 21 febbraio 2010

    mi scusi Mauro se insisto: Canonici è un buffone, se non altro eticamente, perchè chi mette le sue capacità al servizio di operazioni di questa ridicolaggine è una prostituta immeritevole del suo talento. e fra parentesi io non vedo nessun talento, il suo modo di cantare sarebbe lodevole se fosse il mio fruttivendolo che canta mentre sistema le zucchine, ma applicato a un sedicente tenore professionista appare inadeguato e grossolano. pardon.

    • Mauro
    • 21 febbraio 2010

    sgombrando il campo da fraintendimenti la canzone è banale, il plagio evidete, il testo risibile, Pupo non canta ma parla, il Savoia sarebbe meglio che parlasse ma canta etc…

    non so perchè Canonici abbia voluto essere della truppa ma questo non toglie che sià uno dei più grandi tenori della sua generazione, non un Bocelli o Safina qualunque.

    Pretendere che il talento di un tenore emerga nel ruolo di Judy Garland è chiedere troppo. Pure Stinchelli l’ha difeso ed è uno che quando ne ha l’occasione stronca http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=352650

    • danï
    • 21 febbraio 2010

    beh, a questo punto non posso aggiungere nulla, diventa questione di gusti…

    • Kroat ( a.k.a. Kro )
    • 22 febbraio 2010

    Ieri, mentre stavamo commentando, è parsa comunque chiara ed inequivocabile, una cosa: il potere della De Filippi.

    Già stavamo pregustando un ritorno della corona..
    E poi, improvvisamente, il geniale colpo di coda che sbilancia e sbaracca tutti: noi compresi.
    Il mariadefilippistyle ha avviato il processo di assimilazione.
    Lavora sottobosco; e poi: zac !!!
    Addio monarchia, e benvenuti nella nuova era di Maria con i laghi l’ universo e ceppe varie.

    Ho i brividi.. :(

    • cristina
    • 22 febbraio 2010

    “quell’anaconda che aveva inghiottito la Clerici”, fantastico. Ma Emanuele Filiberto di Savoia che fa il polemico ai tiggì l’hai visto? Dice “Eh ma allora dovevano cambiare il regolamento e far votare solo una giuria di esperti!” Ah, quindi lo sa!

    • ge
    • 3 marzo 2010

    Mauro :
    Pure Stinchelli l’ha difeso ed è uno che quando ne ha l’occasione stronca http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=352650

    Ah bè, se l’ha scritto Libero… come se quel giornale fosse nuovo a inventarsi le cose….

    • Y
    • 14 marzo 2010

    Uh. E io convinto che l’antonellina nazionale fosse caduta in un barattolo di as do mar…

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